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"La Badia di Santa Maria a Montepiano- Le suggestioni di un passato illustre legato all'esperienza di un eremita il Beatro Pietro di Montepiano"

Ed. Parrocchia Santa Maria Montepiano
 
Immersa in un ambiente naturale, caratterizzato da boschi e pascoli, molto simile a quello originario di cui ci parlano le carte medievali e le antiche leggende, la Badia di Santa Maria di Montepiano conserva ancora oggi le suggestioni di un passato illustre testimoniato dagli affreschi e dalle opere d'arte, che arricchiscono la sua chiesa romanica.

Legata all'esperienza personale di un eremita, il Beato Pietro di Montepiano, che sul finire dell'XI secolo scelse questi luoghi, adatti per la meditazione, la preghiera, il raccoglimento. Secondo la leggenda fu la Vergine ad indicare al Beato Pietro questo luogo tramite due colombe che recavano a lettere d'oro l'invocazione a Maria.

                          
La Badia di Montepiano con la sua storia plurisecolare costituisce una testimonianza concreta dell'attività dei monaci Benedettini Vallobrosani che, fedeli alla regola di San Benedetto "ora et labora", seppero coniugare preghiera e azione, volte al miglioramento delle condizioni di vita dei pastori e contadini, alla messa a coltura della proprietà fondiaria, alla promozione sociale e culturale degli uomini e delle donne che si affidavano alla loro cura pastorale.


 Il periodo di massimo splendore dell'Abbazia si ebbe nei secoli immediatamente successivi alla fondazione, avvenuta il 2 Settembre 1107: la chiesa fu interessata da importanti lavori di ampliamento e si arricchì delle preziose opere d'arte, che ancora oggi rimangono il segno tangibile del passato splendore.               




L'architrave della porta d'ingresso è finemente scolpita con motivi zoomorfi, fitomorfi e a girali, con una croce centrale.
Al di sopra della lunetta, presenta al centro una "orante", una figura femminile ieratica con le braccia alzate, circondata da alberelli stilizzati.
L'insieme decorativo è databile alla metà del XII secolo.


L'interno della chiesa è costituito da una sola navata rettangolare, in origine absidata, coperta con capriate lignee. La sua bellezza risiede nella semplicità della pietra, che viene interrotta soltanto da pregevoli decorazioni murali.
                             

Sulla parete destra compaiono tre riquadri raffiguranti "La Natività", "L'Annunciazione" e "L'Arcangelo Gabriele che pesa le anime", affreschi di ambito fiorentino databili alla seconda metà del XIII secolo










                   




                            





















Procedendo verso l'altare, troviamo un affresco, risalente alla fine del XIII secolo, in cui viene rappresentato San Cristoforo secondo la tradizionale iconografia col Bambino Gesù sulle spalle.


Sul fronte dell'altare è apposto un calco del rilievo di Giroldo da Como, recentemente restaurato e trasferito per motivi di sicurezza nel Museo dell'Opera di Prato.
Esso raffigura la Madonna col Bambino in trono affiancati dall'Arcangelo Gabriele e dai Santi Pietro e Paolo; nello zoccolo dell'elegante sedile compare la figura del donatore, l'abate Benvenuto, identificabile da un'iscrizione.
L'opera monumentale e rigorosa è caratterizzata da grande freschezza narrativa, come denota il particolare del Bambino che ricambia con slancio l'affettuoso abbraccio della madre. Fu eseguita dallo scultore lombardo nel settimo decennio del Duecento.

                                             
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